Passa ai contenuti principali

LA MIA VITA DURANTE IL CORONAVIRUS


Dopo il sabato sera del carnevale a Morosolo a fine febbraio del 2020 il centro del Millepiedi era chiuso perché ci fu il COVID-19 che si era diffuso in Lombardia e quindi fummo costretti a stare in casa tutto il giorno senza uscire per evitare di essere beccati da questo maledetto virus. Durante questa quarantena ho aiutato a spostare alcuni mobili con la mia mamma e tutto il giorno andavo su internet col mio cellulare o con il computer ma comunque avevo molta noia per il fatto che non si poteva uscire di casa. Abbiamo mangiato a casa kebab con patatine e pizza tramite asporto e quando era bel tempo facevamo le grigliate. Ogni tanto alla sera guardavo con la mamma o con Alex alcuni film su Netflix per passare un po' il tempo. Poi facevo videochiamate con WhatsApp per sentire come stavano le persone oppure facevo le stesse domande sulle parole tipo perché al posto dell’anglicismo “hovercraft” si usava spesso solo negli ultimi dieci anni anche il termine italianizzato “aeroscafo” nel linguaggio comune. Poi dopo qualche mese ho cominciato a fare le videolezioni del Millepiedi su Zoom: al lunedì mattina facevo cucina con Andrea e Francesco, al martedì mattina facevo cultura con Noemi e Nicole, prima facevo anche il venerdì mattina con Martina ed Andrea e cioè facevo attività cognitiva mentre il venerdì pomeriggio facevo arte con Marco, Mariangela e Noemi. Al giovedì mattina e venerdì mattina (prima lo facevo al martedì mattina) facevo telelavoro con Matteo di Officina025 su alcune cose riguardanti i film o gli artisti musicali e scrivevo le risposte, il testo e i nomi da cercare nelle immagini e questo è stato proprio un bel lavoro.
A giugno ho fatto il prelievo del sangue per sapere se avevo problemi di COVID-19 e poi qualche settimana dopo mi hanno detto che era negativo cioè che stavo bene. Ho tagliato i capelli da Alessandro verso maggio perché ce li avevo lunghissimi. Poco prima che il coronavirus si era molto diffuso un giorno ero andato all’Esselunga e mentre cercavo l’halibut ho detto al pescivendolo “avete l’ippoglosso o halibut?” e lui mi ha risposto “l’halibut non ce l’abbiamo” così i miei occhi mi bruciavano dato che a me non piaceva l’anglicismo “halibut” e preferivo che avesse detto “ippoglosso” visto che è il suo nome in italiano più corretto. Anche quando sono andato ieri alla pasticceria Aurora a Gallarate con Alex a ordinare il gelato al cocco e limetta mi avevano capito e mi rispondevano “cocco e lime” dato che per molte persone la limetta è l’utensile per limare le unghie e non il lime ovvero il limone verde e a me mette molta confusione; infatti anche papà quando ha chiesto per il lime sul gelato a Cefalù aveva detto “limetta” alla gelataia e non ha capito sempre perché intendeva perlopiù quello delle unghie e io sono rimasto molto deluso quando l’ho sentito ieri al telefono. A me alcune parole straniere sembrano eccessive dato che si usano un po' troppo e spesso mi bruciano gli occhi come per esempio l’anglicismo “revolver” che non viene mai alternato con il termine italianizzato “rivoltella” dato che questo mi crea anch’esso troppa confusione.
Dopo la quarantena sono tornato a fare il banco alimentare ad Arsago Seprio il mercoledì pomeriggio e il giovedì pomeriggio (poi martedì pomeriggio) a fare palestra da Biagio a Jerago.
Chissà quanto tempo ci vorrà per finire il coronavirus: è scomodo portare la mascherina perché non si può respirare bene e poi mi fa venire il vomito.
Ci sono venuti a trovare Andrea e Licia ed una volta Roberto e Diana a casa nostra per farci visita. Papà è andato ad aiutare Andrea a lavorare nella sua casa nuova e due settimane fa è andato da solo in vacanza a Cefalù e torna questo giovedì da noi.
Siamo andati a giugno io, mamma e papà a Hinwil, in Svizzera, per andare a trovare l’amica irlandese della mamma, Claire e al ritorno invece di fare la galleria autostradale del San Gottardo abbiamo fatto il passo del San Gottardo e mi venivano fortemente le vertigini e faceva freddo e poi non si respirava molto bene dato che eravamo altissimi e verso un tratto di strada c’era un cartello stradale di pericolo ingiallito indicante una lunga “i” nera ovvero significava “pericolo generico” che avrà avuto circa 50 anni e sotto nel pannello integrativo c’era scritto “caduta massi” e questo sembra proprio un bel ricordo è bello tenere un segnale stradale così vecchio lì.
Forse ad agosto dovrò andare a Cefalù con la mia mamma e papà per non stare sempre in casa. Inoltre a giugno abbiamo montato la piscina e ho fatto poche volte il bagno poiché era leggermente freddo e si riscaldava poco dal sole. Alcune sere verso giugno uscivo con Alex per passeggiare o per prendere un gelato; inoltre la sera del giovedì scorso di una settimana fa ero uscito solo con Alex per prendere una birra al Johnnie Fox’s di Somma Lombardo e poi abbiamo camminato a Gallarate. In più ho firmato una petizione contro gli anglicismi sul sito: https://www.change.org/p/sergio-mattarella-basta-anglicismi-nel-linguaggio-istituzionale-viva-l-italiano-litalianoviva per salvare la lingua italiana grazie all’aiuto di Alex.
È stato proprio una noia stare sempre in casa durante la quarantena poiché come al solito rifiutavo di guardare la tv e ascoltare la radio, non si poteva uscire molto di casa e andavo solamente su internet col cellulare e col calcolatore ma per il resto era abbastanza bello.
Daniel


Commenti

Post popolari in questo blog

LE PAROLE STRANIERE DA ITALIANIZZARE (VERSIONE ITALIANA)

Oggi giorno nella nostra lingua usiamo un sacco di forestierismi provenienti maggiormente dall’inglese e dal francese. Ce ne sono alcuni che non italianizziamo mai come “computer”, “mouse”, “hamburger”, “lime”, “marshmallow”, “baseball”, “motel”, “revolver”, “metal detector”, “pacemaker”, “motocross”, “mountain bike”, “bob”, “backgammon”, “guardrail” o “spinnaker”. I corrispettivi italiani di questi forestierismi come “elaboratore”, “topo”, “svizzera”, “limetta”, “toffoletta”, “pallabase”, “autostello”, “rivoltella”, “cercametalli”, “segnapassi”, “motocampestre”, “rampichino”, “guidoslitta”, “tavola reale”, “guardavia” o “fiocco pallone” sono decisamente ormai caduti in disuso e tutto questo ha portato alla definitiva contaminazione della lingua italiana. In Italia però c’è l’Accademia della Crusca di Firenze (sito web: www.accademiadellacrusca.it) che ha lo scopo di salvaguardare la lingua italiana e dal 2015 ha fondato il gruppo Incipit che ha lo scopo di monitorare i forestierismi i…

ITALIANIZING THE FOREIGN WORDS (ENGLISH VERSION)

Everyday in the italian language are importing a lot of borrowed words come mostly from english or french and for this the italians are considered xenophiles because themselves formerly are a people of explorers and navigators. In Italy exists the Accademia della Crusca of Florence that protects the italian language and in 2015 have founded the Incipit group that has the purpose to monitor the incipient loanwords in the phase in which they take place in the italian language like "jobs act", “spending review”, "smart working", "voluntary disclosure", "bail-in", "bail-out", "stepchild adoption", "whistleblower", "flat tax" or "hotspot" and their italian equivalents are "legge del lavoro", “revisione della spesa pubblica”, "lavoro agile", "collaborazione volontaria", "salvataggio interno", "salvataggio esterno", "adozione del configlio", &q…